domenica 5 febbraio 2012

Inutile fare domande ad una persona bugiarda. Comunque ti risponda ti rimarrà sempre un dubbio. Fabio Varriale

Prima o poi, l'oceano del tempo ci restituisce i ricordi che vi seppelliamo. (C. R. Zafón)

Non permettere mai a niente e a nessuno di fermarti. Cammina a testa alta. Non pensare mai che una strada, una decisione sia troppo grande per te. Per quanto lungo possa essere un viaggio, se credi che sia quello giusto, intraprendilo. (S. Shakib)

Ci sono delusioni che fanno onore a chi riesce a viverle. (C. R. Zafòn)

SE NON PUOI ESSERE...


Se non puoi essere un pino su un monte 
sii una saggina nella valle, 
ma sii la migliore piccola saggina sulla sponda del ruscello. 

Se non puoi essere un albero
sii un cespuglio.

Se non puoi essere un'autostrada
sii un sentiero.

Se non puoi essere il sole
sii una stella.

Sii sempre il meglio di ciò che sei.

Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato ad essere
poi mettiti con passione e realizzalo nella vita.

Martin Luther King

Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo. (I. Kant)

CREDERE ED AGIRE

Credere è una bella cosa, ma mettere in atto le cose in cui si crede è una prova di forza. Sono molti coloro che parlano come il fragore del mare, ma la loro vita è poco profonda e stagnante come una putrida palude. Sono molti coloro che levano il capo al di sopra delle cime delle montagne, ma il loro spirito rimane addormentato nell'oscurità delle caverne.
Kahlil Gibran

"Preferisco ballare sola al centro della mia solitudine piuttosto che nell'angolo della vita di qualcuno" (G. Carcasi)

LA PERSONA DEVE RISCHIARE


A ridere c'è il rischio di apparire sciocchi; a piangere c'è il rischio di essere chiamati sentimentali; A stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere; 
A mostrare i propri sentimenti c’è il rischio di mostrare il vostro vero io; 
A esporre le vostre idee e i vostri sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui; 
Ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti; 
A vivere c’è il rischio di morire; 
A sperare c’è il rischio della disperazione e 
A tentare c’è il rischio del fallimento. 
Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla. 
La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava. 
Ha rinunciato alla libertà. 
Solo la persona che rischia è veramente libera.

LEO BUSCAGLIA

I 18 PRINCIPI DI VITA

1) Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.
2) Quando perdi, non perdere la lezione.
3) Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
4) Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.
5) Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.
6) Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.
7) Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.
8 ) Trascorri un po’ di tempo da solo ogni giorno.
9) Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.
10) Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.
11) Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.
12) Un’atmosfera amorevole nella tua casa dev’essere il fondamento della tua vita.
13) Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.
14) Condividi la tua conoscenza. E’ un modo di raggiungere l’immortalità.
15) Sii gentile con la Terra.
16) Almeno una volta l’anno, vai in un posto dove non sei mai stato prima.
17) Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.
18) Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.
DALAI LAMA

Portare una corazza ti evita il dolore, ma ti evita anche il piacere. - Celeste Holm

Se hai commesso degli errori c'è sempre un'altra possibilità per te. Puoi ricominciare daccapo ogni volta che lo vorrai, perché ciò che chiamiamo fallimento, non significa cadere, ma fermarsi un poco. - Mary Pickford

LE DONNE SONO...

Le donne sono mamme e tante volte anche papà...lavorano dentro e fuori casa con non meno fatica dell'uomo anche se la forza fisica è inferiore. Si sacrificano, accudiscono, amano, soffrono, cadono e si rialzano...rinascono dopo ogni delusione come solo loro sanno fare. Portano la gonna, ma sanno portare anche i pantaloni! Si fermano a pensare ai problemi, ma allo stesso tempo, pensano anche alla soluzione. Il loro percorso è lungo, forse più di quanto si possa immaginare, ma non si arrendono mai priima di arrivare alla meta e quando sono arrivate si guardano indietro solo una volta; osservano così, con orgoglio, tutti gli sforzi fatti e sopportati con pazienza e dicono a loro stesse...ne è valsa veramente la pena. Le donne sono così, una forza della natura...non consapevoli della propria forza.
Alma Gjini

IL PESO DELLE PAROLE

La parola ha un peso. Non è mai leggera, non è mai un arredo. Una volta detta, una parola si fa strada nella mente, produce un pensiero, diventa azione. Le parole pronunciate non tornano indietro. Mai vista una parola ritornare nella gola di chi l’ha pronunciata o nelle dita di chi l’ha scritta. Il cattivo uso della parola.
Igiaba Scego

LA FAME DI...

La mia fame non é da intendersi nel senso più ampio: se fosse stata solo fame di alimenti forse non sarebbe stata così grave. Ma esiste una fame che è solo di cibo? Esiste una fame del ventre che non sia inizio di una fame più generalizzata? Per fame, intendo quel buco spaventoso di tutto l’essere, quel vuoto che attanaglia, quell’aspirazione non tanto all’utopica pienezza quanto alla semplice realtà: là dove non c’è niente, imploro che vi sia qualcosa. 
Biografia della fame - Amélie Nothomb

domenica 1 gennaio 2012

IL VIAGGIO DELL'ANIMA


Chiese il giovane: «Quando terminerà il mio viaggio?»
Rispose il vecchio: «Quando ti incamminasti pensavi a una meta?»
E il giovane: «Ogni viaggio ha la sua meta!»
Ma il vecchio replicò: «Nessun viaggio dell'anima termina nella notte, tra la folla, in un cuore, con un bacio. Nessun viaggio dell'anima termina su un foglio di carta, tra le pagine dei libri, dentro una canzone. Nessun viaggio dell'anima termina nel dolore, su un rasoio, per una pillola, nel sangue.
Nessun viaggio dell'anima termina mai.»

LE PORTE DELLA FELICITA'


Chiese il giovane: «Quali porte devo aprire per trovare la felicità?»
Rispose il vecchio: «Sei giovane, aprirai tutte quelle che la tua vigoria ti permetterà di aprire.»
Chiese ancora il giovane: «E troverò così la felicità?»
Continuò il vecchio: «Poi, aperte tutte quelle del mondo, aprirai quelle dentro di te.»
«Non capisco; e sarò felice?», replicò il giovane.
E il vecchio: «Sarai felice quando saprai che non hai più porte da aprire.»

NON DIMENTICARSI DELLE PROPRIE FOGNE


Disse la giovane donna: «La mia vita è unica e piena e luminosa. Nulla cambierà, questa sono io! »
Disse l'uomo maturo: «Non ho avuto una sola vita ma molte, giustapposte, incastri a volte insensati a volte come se un destino fosse scritto.»
Disse il vecchio: «La vita è un palazzo con attico, piani e cantina. Ma soprattutto fognature. Tutto precipita in basso e, devi ricordare che dal basso del tuo palazzo può risalire. Conosci i luoghi oscuri del tuo palazzo e i percorsi dei suoi precipitati. E ricorda: se ridipingi l'attico non dimenticarti delle fogne.»

martedì 11 gennaio 2011

CONSIDERAZIONI DI TOLSTOJ SUL SUICIDIO

Ci si può domandare se è ragionevole e morale – questi due termini sono inseparabili – uccidersi.

No! Uccidersi è irragionevole, così come tagliare i polloni di una pianta che si vorrebbe estirpare. Essa non morrà, crescerà irregolarmente, ecco tutto. La vita è indistruttibile, al di là del tempo e dello spazio. La morte non può che cambiarne la forma, mettendo fine alla sua manifestazione in questo mondo. Ma rinunciando alla vita in questo mondo, io non so se la forma che essa prenderà altrove, mi sarà più gradita e in secondo luogo io mi privo della possibilità di imparare e di acquisire a profitto del mio io, tutto ciò che avrei potuto apprendere in questo mondo. D'altra parte e soprattutto, il suicidio è irrazionale perché, rinunciando alla vita a causa del disgusto che essa mi provoca, io mostro di avere un concetto errato dello scopo della mia vita, supponendo che serva al mio piacere, mentre essa ha per scopo, da un lato, il mio perfezionamento personale e dall'altro la cooperazione all'opera generale che si compie nel mondo.

Ed è per questo che il suicidio è immorale. All'uomo che si uccide, la vita era stata data con la possibilità di vivere fino alla sua morte naturale, a condizione di essere utile all'opera generale della vita e lui, dopo aver goduto della vita, finché gli è parsa gradevole, ha rinunciato a metterla al servizio dell'utilità generale, appena gli è divenuta spiacevole; mentre verosimilmente egli cominciava a divenire utile nel preciso istante in cui la sua vita si incupiva, perché ogni lavoro comincia con travaglio.

venerdì 19 novembre 2010

IL NARCISISMO ED IL NARCISISTA

“Comunemente viene definito ‘Narcisista' una persona che si preoccupa solo di se stessa escludendo tutti gli altri, dunque: un soggetto in grado di agire quasi completamente in assenza di sentimenti…

….Già nel 1914 tale disturbo della personalità fu oggetto di studio da parte di Freud, ma se consideriamo il quadro culturale in cui viviamo oggi, possiamo affermare che tale patologia è caratteristica della nostra epoca. I costumi sessuali che paiono essere di gran lunga più liberi, la facilità nel passare da un partner all'altro, l'esibizionismo, la pornografia, la smania di costruirsi un'immagine vincente agli occhi del mondo, tutti questi fattori hanno certamente contribuito, contrariamente agli usi e costumi che distinguevano l'età vittoriana, allo sviluppo incalzante delle personalità narcisistiche. Sicuramente è questa eccessiva importanza legata all'immagine un indizio inequivocabile della tendenza al narcisismo…

…C'è da dire comunque che un sano interesse per la nostra apparenza, basato quindi sul senso di sé, e lo spostamento di identità dal ‘sé immagine', è ciò che si trova alla base dello stato narcisistico.

I narcisisti dimostrano, è vero, una mancanza d'interesse per gli altri, ma sono altrettanto indifferenti anche ai propri più veri bisogni. Spesso il loro comportamento è autodistruttivo. Inoltre, quando parliamo dell'amore dei narcisisti per se stessi, dobbiamo operare una distinzione. Il narcisismo denota un investimento nell'immagine invece che nel sé. I narcisisti amano la propria immagine non il loro sé reale. Hanno un senso di sé debole, e non è in base ad esso che orientano le loro emozioni. Ciò che fanno è piuttosto diretto ad incrementare l'immagine, spesso a discapito del sé. … D'altra parte l'ammirazione che il narcisista riceve gonfia soltanto il suo io e non fa nulla per il sé. Alla fine allora il narcisista respingerà gli ammiratori nello stesso modo in cui ha respinto il proprio sé autentico” (A. Lowen)

lunedì 15 novembre 2010

RIFLESSIONI SULLA TIMIDEZZA

Ciononostante un invincibile timidezza mi tratteneva, ogni discorso spirava sulle mie labbra, o terminava in tutt’altro modo da come avevo progettato. Mi dibattevo nell’intimo: ero indignato con me stesso
Benjamin Constant, Adolphe

Se per caso, a questo poveretto che sono… accadesse di essere follemente innamorato d una donna, non saprei come dirglielo né da quale segno intuire di potermi dichiarare.

L’uomo veramente libero è quello che sa rifiutare un invito a pranzo senza addurre pretesti

Nove luglio. Mostra. Guitry. Parliamo dei nostri ministri. Un argomento che ci piace. Mi dice che Waldeck-Rousseau è un timido, timido fino all’impassibilità, che quando pronuncia in tono calmo uno dei suoi discorsi trema dentro, e suda terribilmente non appena il suo ordine del giorno è votato. E’ il più intelligente di tutti …

Jules Renard, Diario

L’uomo che passa per timido è in balia di tutti i furfanti. Beaumarchais.

Se un persona dichiara in mia presenza: mi hanno rubato lì ombrello, mi sento subito turbato e cambio colore. Proprio io che non posso soffrire gli ombrelli, che non me ne servo mai, che non potrei commettere la minima distrazione riguardo a quegli strumenti ! Si, assumo immediatamente ‘un’aria di circostanza’ , un aria che non può non apparire losca a qualunque occhio. Sento il bisogno di discolparmi. Balbetto. Improvviso due o tre storie, a volte mendaci, per provare che ignoravo l’esistenza di quell’ombrello, che ero assente quando è scomparso …
Goeroges Duhamel, le Journal de Salavin

I timidi notano tutto, ma sono molto bravi a non farsene accorgere. Le conseguenze dell'amore

La Timidezza genera l'Indecisione, l'Indecisione genera il Tradimento. Warhammer 40.000

Se la presunzione è un difetto, la timidezza lo è pure. Louis-Benoît Picard

Sorrise come soltanto i veri timidi sanno sorridere. Non era la risata facile dell'ottimista né il rapido sorriso tagliente dei testardi ostinati e dei malvagi. Non aveva niente a che fare col sorriso equilibrato, usato di proposito, del cortigiano o del politicante. Era il sorriso strano, inconsueto, che sorge dall'abisso profondo, buio, più profondo di un pozzo, profondo come una miniera profonda, che è dentro di loro. Ernest Hemingway

domenica 24 ottobre 2010

PRAEMEDITATIO SENECHIANA

Pertanto il saggio con questo animo esce ogni giorno …
La fortuna non concede nulla in proprietà assoluta.
Non esiste nulla di stabile né nella vita privata né in quella della collettività: i destini dei singoli come le sorti delle città sono in perenne movimento.
Tutto ciò che una serie di anni ha costruito con grandi fatiche, valendosi della benevolenza degli dei, viene disperso e disgregato in un solo giorno. All’incalzare delle sventure attribuì una lunga dilazione chi parlò di un giorno: bastano un’ora, un brevissimo lasso di tempo per sradicare gli imperi.
Quante volte alcune città dell’Asia, quante volte alcune città dell’Acaia sono rovinate al suolo per una scossa di terremoto! Quante cittadine in Siria, quante in Macedonia sono state inghiottite!
Quante volte questo flagello ha devastato Cipro!
Viviamo tra soggetti destinati a perire. Mortale sei nata, mortali hai generato.
Ogni cosa credi, aspettala.

giovedì 7 ottobre 2010

CHE COS'E LA PSICOTERAPIA

Per illustrare che cos'è la psicoterapia ci riferiamo a  Socrate che lo illustra nel dialogo di Platone, Alcibiade primo, in questi termini:

«SOCRATE. […] ci siamo trovati d’accordo che dobbiamo prenderci cura della psiche, e rivolgere ad essa la nostra attenzione.
ALCIBIADE. È chiaro.
SOCR. E che va lasciata agli altri la sollecitudine per il corpo ed il denaro.
ALC. Certo.
SOCR. In qual modo potremmo conoscere il più chiaramente possibile la nostra psiche? Giacché, con questa conoscenza, potremo evidentemente conoscere noi stessi. Per gli dèi! Comprendiamo bene quel giusto consiglio dell’iscrizione delfica {conosci te stesso] ricordata ora?
ALC. Con quale intenzione lo dici, o Socrate?
SOCR. Ti dirò cosa sospetto che questa iscrizione ci voglia realmente consigliare. Perché si dà il caso che ad intenderla non vi siano molti esempi di confronto, tranne quello solo della vista.
ALC. Cosa vuoi dire con questo?
SOCR. Rifletti anche tu. Se l’iscrizione consigliasse l’occhio, come consiglia l’uomo, dicendo: "guarda te stesso", in che modo e cosa penseremmo che voglia consigliare? Non forse a guardare verso qualcosa guardando la quale l’occhio fosse in grado di vedere se stesso?
ALC. Certo.
SOCR. Ecco: indaghiamo quale oggetto c’è che a guardarlo possiamo vedere lui e noi stessi.
ALC. È chiaro, Socrate, gli specchi e oggetti simili.
SOCR. Esatto. Non c’è forse anche nell’occhio, con il quale vediamo, qualcosa dello stesso genere?
ALC. Certo.
SOCR. Hai osservato poi che a guardare qualcuno negli occhi si scorge il volto nell’occhio di chi sta di faccia, come in uno specchio, che noi chiamiamo pupilla, perché è quasi un’immagine di colui che la guarda.
ALC. È vero.
SOCR. Dunque se un occhio guarda un altro occhio e fissa la parte migliore dell’occhio con la quale anche vede, vedrà se stesso.
ALC. Evidentemente.
SOCR. Ma se l’occhio guarda un’altra parte del corpo umano o degli oggetti, ad eccezione di quella che ha simile natura, non vedrà se stesso.
ALC. È vero.
SOCR. Se allora un occhio vuol vedere se stesso, bisogna che fissi un occhio, e quella parte di questo in cui si trova la sua virtù visiva; e non è questa la vista?
ALC. Sì.
SOCR. Ora, caro Alcibiade, anche la psiche, se vuole conoscere se stessa, dovrà fissare una psiche […]»
(Platone, Alcibiade primo, XXVII 132c – XXVIII 133b).

Il concetto di cos'è la psicoterapia è in questo passaggio:
"SOCR. Ora, caro Alcibiade, anche la psiche, se vuole conoscere se stessa, dovrà fissare una psiche […]"




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LA DIPENDENZA SESSUALE NEGLI UOMINI E NELLE DONNE

Il bisogno di attività sessuale regolare è un desiderio fondamentale che provano tutti gli adulti. Quasi tutti sono in qualche modo dediti al sesso. Ma il sesso diventa coattivo quando, alla stregua di altre forme di comportamento, la condotta sessuale di un individuo è governata dalla ricerca costante di una "dose", che porta sistematicamente a sentimenti di vergogna ed inadeguatezza.

Il sesso coattivo deve essere capito sullo sfondo delle circostanze nelle quali l'esperienza sessuale è diventata più accessibile che mai e dove l'identità sessuale costituisce il nocciolo della storia del sé. Se le donne vogliono fare sesso è perchè domandano la propria autonomia e gratificazione.

Tuttavia dobbiamo ricordare che soltanto una settantina di anni fa, alle ragazze le mamme dicevano che non dovevano assolutamente avere rapporti sessuali prima del matrimonio altrimenti sarebbero diventate pazze, infatti in Inghilterra le ragazze che rimanevano incinte senza sposarsi erano rinchiuse in ospedali psichiatrici.

Non c'è da stupirsi se le donne provano difficoltà a gestire i cambiamenti che esse stesse hanno contribuito a produrre. La coattività nel comportamento sessuale , è una autonomia monca. Questo fatto ha per la maggioranza delle donne delle conseguenza diverse che per gli uomini. Per entrambi i sessi la sessualità porta con sè la minaccia, o promessa, dell'intimità e questo è qualcosa che tocca gli aspetti fondamentali dell'essere.

Pochissime donne si propongono di cercare quanti più partner possibili. Le donne con dipendenza dal sesso rimangono imprigionate in un circolo nel quale la loro fonte principale di potere è la conquista sessuale e attraverso il sesso soddisfano il bisogno di tenerezza e contatto. Dietro la dipendenza sessuale di gran parte delle donne c'è un desiderio di una relazione duratura.

La coazione sessuale maschile è tendenzialmente diversa. Non esiste un corrispettivo maschile della donna dissoluta e il maschio che cerca avventure di solito è stimato soprattutto dagli altri uomini. La dipendenza dal sesso tra gli uomini non è del tutto legata alla ricerca ossessiva di rapporti molteplici. Quelli che cercano esperienze multiple rappresentano i donnaioli più navigati, i quali manifestano un misto di dedizione alla caccia sessuale e disprezzo appena velato per l'oggetto del loro desiderio.

Le donne oggetto di desiderio travolgente svaniscono nel nulla non appena la storia ha avuto il suo corso, e tuttavia molti di questi uomini cercano stabilità al di fuori delle avventure occasionali mantenendo allo stesso tempo una relazione regolare. A tale scopo devono ricorrere a inganni e alle simulazioni più contorte.

Il donnaiolo dei nostri tempi è ben diverso dall'uomo seduttore alla Casanova. Questi amava le donne pur non essendo capace di amarne una in particolare, Casanova non provava quell'aperto disprezzo per le donne che oggi sembra venire a galla fra donnaioli. Questo perchè le trasformazioni della vita privata ha reso la "seduzione" obsoleta. In una società in cui le donne sono sessualmente più disponibili, più uguali il donnaiolo risente di questi cambiamenti e ne è irritato.

Il donnaiolo mette al primo posto l'esercizio del potere e la conquista sessuale-. Ma a che vale la vittoria quando è così facile?

L'affermazione del potere nella seduzione, attraverso la quale le donne vengono soggiogate o simbolicamente uccise, ha il sapore di una sfida tanto più forte, quanto il soggetto si misura con una donna che rivendica la parità. Ma la parità sessuale delle donne cancella l'antica divisione fra virtuose e dissolute. E poichè l'assassinio perpetrato dal seduttore consiste nella perdita della virtù, l'impresa perde la sua molla fondamentale.

In epoche più tradizionali il seduttore era a modo suo un autentico avventuriero, che sfidava non già le singole donne ma tutto un sistema di regolamentazione del sesso. Era un sovvertitore di virtù, sedurre voleva dire sfidare un sistema maschile di protezione e controllo sessuale.

Il dongiovanni di oggi è alla ricerca del brivido in un mondo che offre molteplici occasioni di sesso . Più che un libertino è un controrivoluzionario involontario in un ambiente in cui la sessualità e l'intimità affettiva sono legate tra loro come non mai. Il donnaiolo rifugge l'intimità e quindi è sempre pronto ad andarsene . Egli rifiuta l'amore romantico o ne adopera il linguaggio solo a scopo di persuasione, ma sostanzialmente non è mai capace di lasciare le donne perchè ogni abbandono è il preludio per un altro incontro, è un dipendente delle donne.

Il bisogno di attività sessuale regolare è un desiderio fondamentale che provano tutti gli adulti. Quasi tutti sono in qualche modo dediti al sesso. Ma il sesso diventa coattivo quando, alla stregua di altre forme di comportamento, la condotta sessuale di un individuo è governata dalla ricerca costante di una "dose", che porta sistematicamente a sentimenti di vergogna ed inadeguatezza.

Il sesso coattivo deve essere capito sullo sfondo delle circostanze nelle quali l'esperienza sessuale è diventata più accessibile che mai e dove l'identità sessuale costituisce il nocciolo della storia del sé. Se le donne vogliono fare sesso è perchè domandano la propria autonomia e gratificazione.

Tuttavia dobbiamo ricordare che soltanto una settantina di anni fa, alle ragazze le mamme dicevano che non dovevano assolutamente avere rapporti sessuali prima del matrimonio altrimenti sarebbero diventate pazze, infatti in Inghilterra le ragazze che rimanevano incinte senza sposarsi erano rinchiuse in ospedali psichiatrici.

Non c'è da stupirsi se le donne provano difficoltà a gestire i cambiamenti che esse stesse hanno contribuito a produrre. La coattività nel comportamento sessuale , è una autonomia monca. Questo fatto ha per la maggioranza delle donne delle conseguenza diverse che per gli uomini. Per entrambi i sessi la sessualità porta con sè la minaccia, o promessa, dell'intimità e questo è qualcosa che tocca gli aspetti fondamentali dell'essere.

Pochissime donne si propongono di cerca quanti più partner possibili. Le donne con dipendenza dal sesso rimangono imprigionate in un circolo nel quale la loro fonte principale di potere è la conquista sessuale e attraverso il sesso soddisfano il bisogno di tenerezza e contatto. Dietro la dipendenza sessuale di gran parte delle donne c'è un desiderio di una relazione duratura.

La coazione sessuale maschile è tendenzialmente diversa. Non esiste un corrispettivo maschile della donna dissoluta e il maschio che cerca avventure di solito è stimato soprattutto dagli altri uomini. La dipendenza dal sesso tra gli uomini non è del tutto legata alla ricerca ossessiva di rapporti molteplici. Quelli che cercano esperienze multiple rappresentano i donnaioli più navigati, i quali manifestano un misto di dedizione alla caccia sessuale e disprezzo appena velato per l'oggetto del loro desiderio.

Le donne oggetto di desiderio travolgente svaniscono nel nulla non appena la storia ha avuto il suo corso, e tuttavia molti di questi uomini cercano stabilità al di fuori delle avventure occasionali mantenendo allo stesso tempo una relazione regolare. A tale scopo devono ricorrere a inganni e alle simulazioni più contorte.

Il donnaiolo dei nostri tempi è ben diverso dall'uomo seduttore alla Casanova. Questi amava le donne pur non essendo capace di amarne una in particolare, Casanova non provava quell'aperto disprezzo per le donne che oggi sembra venire a galla fra donnaioli. Questo perchè le trasformazioni della vita privata ha reso la "seduzione" obsoleta. In una società in cui le donne sono sessualmente più disponibili, più uguali il donnaiolo risente di questi cambiamenti e ne è irritato.

Il donnaiolo mette al primo posto l'esercizio del potere e la conquista sessuale-. Ma a che vale la vittoria quando è così facile?

L'affermazione del potere nella seduzione, attraverso la quale le donne vengono soggiogate o simbolicamente uccise, ha il sapore di una sfida tanto più forte, quanto il soggetto si misura con una donna che rivendica la parità. Ma la parità sessuale delle donne cancella l'antica divisione fra virtuose e dissolute. E poichè l'assassinio perpetrato dal seduttore consiste nella perdita della virtù, l'impresa perde la sua molla fondamentale.

In epoche più tradizionali il seduttore era a modo suo un autentico avventuriero, che sfidava non già le singole donne ma tutto un sistema di regolamentazione del sesso. Era un sovvertitore di virtù, sedurre voleva dire sfidare un sistema maschile di protezione e controllo sessuale.

Il dongiovanni di oggi è alla ricerca del brivido in un mondo che offre molteplici occasioni di sesso . Più che un libertino è un controrivoluzionario involontario in un ambiente in cui la sessualità e l'intimità affettiva sono legate tra loro come non mai. Il donnaiolo rifugge l'intimità e quindi è sempre pronto ad andarsene . Egli rifiuta l'amore romantico o ne adopera il linguaggio solo a scopo di persuasione, ma sostanzialmente non è mai capace di lasciare le donne perchè ogni abbandono è il preludio per un altro incontro, è un dipendente delle donne.

(Giddens) Anthonyy Ghiddens. ‘ La trasformazione dell’intimità. Sessualità , amore ed erotismo nelle società moderne’
Ed. Il Mulino 2008

IL TEMPO AIUTA

(...)

"Significa che il tempo aiuta"

"Aiuta...? In cosa?"

"In tutto",

e ho cercato di spiegargli come è, arrivare in una stazione non proprio lussuosa ma nel complesso accettabile, pulita e graziosa, dove solo lentamente, col succedersi del tempo, tappa dopo tappa ti si chiarisce tutto quanto. Quando hai superato la prima tappa, quando sai di averla passata, già ti si presenta la prossima. Quando poi sei arrivato a conoscere tutto, allora hai anche compreso tutto. E mentre comprendi tutto, non rimani certo inattivo: già sistemi le cose nuove, vivi, agisci, ti muovi, adempi le continue richieste di ogni tappa successiva. Se però non ci fosse questa successione nel tempo e tutte queste conoscenze si riversassero su di noi in una sola volta, forse la nostra testa non riuscirebbe a sopportarle e nemmeno il nostro cuore.

("Essere senza destino" Imre Kertész)

IL CASO E' MAGIA

" Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo?

Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi di caffè in una tazzina.

(...) Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco D'Assisi."

("L'insostenibile leggerezza dell'essere" Milan Kundera)

mercoledì 14 aprile 2010

AFORISMI PER UNA VITA SAGGIA

Ciò che uno può essere per un altro ha i suoi limiti, e sono assai stretti: alla fine, ognuno si ritrova solo, e a quel punto ciò che conta è questo: chi sia, allora, a essere solo.



Colui che ha una grande ricchezza in sé stesso è come una stanza pronta per la festa di Natale, luminosa, calda e gaia in mezzo alla neve e al ghiaccio della notte di dicembre.


Non c'è, veramente, stoltezza più grande del voler trasformare questa valle di lacrime in un luogo di delizie, e del proporsi per meta, come pure fanno molti, la gioia e il piacere, anziché aspirare a un'esistenza il più possibile priva di dolore.


Il mezzo più sicuro per non essere molto infelici è la rinuncia a pretendere di essere molto felici.


Vista da giovani la vita è un avvenire infinitamente lungo, vista da vecchi un passato molto breve.


Le donne credono in cuor loro che l'uomo sia destinato a guadagnare denaro, esse, invece, a spenderlo.


Quando si hanno di fronte degli imbecilli o dei matti, c'è un modo solo di dimostrarsi intelligenti: non parlare con loro.


I selvaggi si divorano l'un l'altro, gli uomini civili si imbrogliano l'un l'altro, e questo si chiama l'andamento del mondo.


Chi si aspetta che nel mondo i diavoli vadano in giro con le corna e i buffoni coi sonagli sarà sempre loro preda e il loro zimbello.


Il caso sa l'arte regale di metter bene in chiaro che, in confronto col suo grazioso favore, ogni merito è impotente e senza valore.


Non c'è denaro impiegato più vantaggiosamente di quello che ci siamo fatti portar via con l'inganno: in cambio acquistiamo, in contanti, saggezza.


Il destino assomiglia al vento, poiché ci spinge rapidamente in avanti, oppure ci rigetta all'indietro; contro di ciò poco possono fare le nostre fatiche e i nostri sforzi.

La vita è come un gioco di scacchi: noi tracciamo una linea di condotta, ma questa rimane condizionata da ciò che piacerà di fare all'avversario, nel gioco degli scacchi, e dal destino, nella vita.


Gli amici si dicono sinceri, ma in realtà sinceri sono i nemici. Si dovrebbe quindi utilizzare il biasimo di questi ultimi, come una medicina amara, per conoscere se stessi.


Dite che gli amici nel bisogno sono rari? Al contrario! Non appena si è stretta amicizia con uno, ecco che si trova subito nel bisogno e vorrebbe farsi prestare del denaro.

Per riuscire a cavarsela nel mondo, è opportuno fare una grande provvista di cautela e di indulgenza: con la prima ci si difende dai danni e dalle perdite, con la seconda dalle contese e dalle liti.


Perdonare e dimenticare vuol dire gettar dalla finestra una preziosa esperienza già fatta.

La ricchezza è come l'acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha sete.


La salute supera tutti gli altri beni esterni, a tal punto, che davvero un mendicante sano è più felice di un re ammalato.


Nel mondo non si ha molto di più, oltre la scelta tra la solitudine e la volgarità.


Chi non ama la solitudine, non ama neppure la libertà, poiché soltanto quando si è soli si è liberi.




Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi.




All'uomo di grandi doti intellettuali la solitudine offre due vantaggi: anzitutto quello di stare con se stesso, e, in secondo luogo, quello di non stare con altri.


La gente comune si preoccupa unicamente di passare il tempo; chi ha un qualche talento pensa invece a utilizzarlo.


Quando si è vecchi, si ha dinanzi a sé soltanto la morte, mentre quando si è giovani si ha davanti la vita; sennonché ci si può chiedere quale dei due casi sia il più inquietante, e se tutto sommato la vita non sia qualcosa che è meglio avere dietro di sé che davanti.

Schopenauer - Aphorismen zur Lebensweisheit, in Parerga und Paralipomena, 1851

lunedì 22 febbraio 2010

MALATTIA E MORTE

Mio caro Marco,
sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di prima mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del male, pronto ad attribuirne la colpa al giovane Giolla, che m'ha curato in sua assenza.

E' difficile rimanere imperatore in presenza di un medico. Difficile anche conservare la propria essenza umana: l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. E per la prima volta, stamane, m'e venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, arnico sicuro e a me noto più dell'anima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone. Basta... il mio corpo mi è caro; mi ha servito bene e in tutti i modi e non starò a lesinargli le cure necessarie. Ma ormai non credo più, come finge ancora Ermogene, nelle virtù prodigiose delle piante, nella dosatura precisa di quei sali minerali che è andato a procurarsi in Oriente.

E' un uomo fine; eppure m'ha propinato formule vaghe di conforto, troppo ovvie per poterci credere. Sa bene quanto detesto questo genere d'imposture, ma non si esercita impunemente piu di trent'anni la medicina. Perdono a questo mio fedele il suo tentativo di nascondermi la mia morte.

Ermogene è dotto; è persino saggio; la sua probità è di gran lunga superiore a quella d'un qualunque medico di corte. Avrò in sorte d'essere il piu curato dei malati. Ma nessuno può oltrepassare i limiti prescritti dalla natura; le gambe gonfie non mi sostengono più nelle lunghe cerimonie di Roma; mi sento soffocare. E ho sessant'anni.

Non mi fraintendere: non sono ancora così a mal partito da cedere alle immaginazioni della paura, assurde quasi quanto quelle della speranza e certamente assai piu penose. Se occorresse ingannarmi, preferirei che lo si facesse ispirandomi fiducia; non ci rimetterei più che tanto e ne soffrirei meno. Non è detto che quel termine così vicino debba essere imminente; vado ancora a letto, ogni sera, con la speranza di rivedere il mattino.

Nell'ambito di quei limiti invalicabili di cui t'ho fatto cenno poc'anzi, posso difendere la mia posizione palmo a palmo e persino riconquistare qualche pollice di terreno perduto. Ciò non pertanto, sono giunto a quell'età in cui la vita è, per ogni uomo, una sconfitta accettata. Dire che ho i giorni contati non significa nulla; è stato sempre così. E' così per noi tutti. Ma l'incertezza del luogo, del tempo e del modo che ci impedisce di distinguere chiaramente quel fine verso il quale procediamo senza tregua, diminuisce per me col progredire della mia malattia mortale. Chiunque può morire da un momento all'altro, ma chi è malato sa che tra dieci anni non ci sarà più. Il mio margine d'incertezza non si estende più su anni, ma su mesi. Le probabilità che io finisca per una pugnalata al cuore o per una caduta da cavallo diventano quanto mai remote; la peste pare improponibile; la lebbra e il cancro sembrano definitivamente allontanati. Non corro più il rischio di cadere ai confini, colpito da una ascia caledonia o trafitto da una freccia partica; le tempeste non hanno saputo profittare delle occasioni loro offerte e sembra avesse ragione quel mago a predirmi che non sarei annegato.

Morirò a Tivoli o a Roma; tutt'al piu a Napoli. E una crisi di asfissia sbrigherà la bisogna. Sarà la decima crisi a portarmi via o la centesima? Il problema è tutto qui. Come il viaggiatore che naviga tra le isole dell' arcipelago vede levarsi a sera i vapori luminosi e scopre a poco a poco la linea della costa, così io comincio a scorgere il profilo della mia morte.
(Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar)


sabato 1 agosto 2009

PARLANDO AL DOLORE


Ah, Dolore, non ti dovrei trattare
come un cane randagio
che si presenta alla porta di servizio
per una crosta, per un osso spolpato.
Dovrei darti fiducia.
Dovrei attirarti
dentro casa e darti
un angoletto tutto per te,
un vecchio stuoino dove stenderti,
la tua ciotola dell'acqua.
Tu credi ch'io non sappia che hai vissuto
sul mio balcone.
Vorresti che fosse pronto il posto tuo
prima che l'inverno arrivi. Hai bisogno
del tuo nome,
del collare e della medaglietta. Hai bisogno
del diritto di tener a bada gli intrusi,
di considerare
la mia casa come tua
e me, persona tua
e te stesso, il cane mio.
Denise Levertov

DIARIO DI UN DOLORE


“Nessuno mi aveva detto che il dolore del lutto è così simile alla paura. Io non ho paura, eppure la sensazione è simile. Lo stesso palpito nello stomaco, la stessa irrequietezza, un continuo sbadigliare. Non faccio altro che inghiottire. Altre volte mi pare di essere leggermente inebriato, o come se avessi sbattuto con violenza la testa. C'è una coperta invisibile che mi separa dal resto del mondo. Ho difficoltà a seguire cosa mi dicono. Oppure, trovo difficile volerlo seguire. E' tutto così indifferente. Eppure, ho bisogno che ci siano altri vicino a me. Ho il terrore del momento in cui la casa è vuota. Se solo parlassero tra di loro e non a me”.
....
“Il sentimento di questo lutto continua ad essere simile alla paura. Forse, per esser precisi, ad uno stato di sospensione. O all'attesa; all'aspettare che qualcosa succeda. Dà alla vita un senso permanentemente provvisorio. Non sembra valer la pena dare inizio ad alcunché. Non riesco a stare tranquillo. Sbadiglio, sposto gli oggetti di qua e di là, fumo troppo. Fino a questo momento avevo sempre troppo poco tempo. Ora non ho che tempo. Semplice tempo, una vuota successione di tempo”.
....

“Comincio a capire perché questo dolore è così vicino all'attesa, ad una sensazione di sospensione. Nasce, questo sentimento, dalla frustrazione di tanti impulsi che erano ormai diventati abituali. Un pensiero dopo l'altro, un'emozione dopo l'altra, un' azione dopo l'altra avevano avuto H. come destinataria. Ora non hanno più un bersaglio. Per abitudine, continuo a infilare la freccia nell'arco, poi mi ricordo e devo posare l'arco. Così tante strade mi portano da H. Ne imbocco una. Ma adesso la strada è occupata da un confine invalicabile. Un giorno così tante strade. Ora così tante strade senza sbocco”.
C.S.Lewis, Diario di un dolore, Adelphi 1990

giovedì 23 aprile 2009

RIFLESSIONI VARIE

Ho escogitato un piano molto utile per quel che riguarda le preoccupazioni, ed è pensare: "Vediamo un po', qual è la cosa peggiore che possa accadere?". (...) La preoccupazione proviene dal non voler affrontare le probabilità spiacevoli.

Bertrand Russell - Bertrand Russell dice la sua

Sono ormai così corrotto dalla diffidenza che, se qualcuno mi confessa che cosa gli piace o non gli piace, non lo prendo affatto sul serio, o per meglio dire considero ogni cosa semplicemente come testimonianza dell'immagine che egli vuole dare di sé.

Milan Kundera da Lo scherzo

Sollevare il sipario ed introdurvisi: questo è tutto! Perché indugiare, perché temere? Forse perché ci è ignoto cosa viene al di là di esso? O perché di là si ritorna? Perché la nostra mente è fatta in modo da pensare che vi siano tenebre e caos là dove non sappiamo nulla di certo.

Johann Wolfgang von Goethe da I dolori del giovane Werther

Mia piccola Amélie, lei non ha le ossa di vetro. Lei può scontrarsi con la vita. Se lei si lascia scappare questa occasione con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile come il mio scheletro. Perciò si lanci, accidenti a lei!

Raymond Dufayel da Il favoloso mondo di Amélie

Questa é la differenza fra un buon insegnante e uno di grande valore: il buon insegnante tira fuori il meglio dagli allievi, il grande insegnante prevede l'incapacità dello studente.

Maria Callas

Tutte le cose altro non sono se non ciò che noi pensiamo che siano e quindi tutte le cose sono quello che vogliamo che siano. Perciò, tutte le volte che vuoi, smetti di dare un significato alle cose in base a ciò che pensi, sopprimi cioè le opinioni che ti fai intorno a esse, e come chi ha doppiato il promontorio, troverai un mare calmo, un'assoluta tranquillità e un'insenatura riparata dai flutti.

Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto

Un ragazzo può essere due, tre, quattro persone potenziali, ma un uomo una sola: quella che ha ucciso le altre.

Mordecai Richler da L'apprendistato di Duddy Kravitz

Le osservazioni e le vicende del solitario taciturno sono più confuse e al tempo stesso più penetranti di quelle del socievole, i pensieri più gravi e strani e non senza un'ombra di tristezza. Figure e visioni che con uno sguardo, una risata, uno sfogo d'idee, si potrebbero sbrigare alla leggera, lo impegnano oltre misura, si sprofondano nel silenzio, diventano significative, evento, avventura, sentimento. La solitudine fa maturare l'originale, il bello rischioso e sorprendente, la poesia.

Thomas Mann da La Morte a Venezia

SISTEMA LA MIA VITA

Un giorno, finalmente, hai capito quel che dovevi fare e hai cominciato, anche se le voci intorno a te continuavano a gridare i loro cattivi consigli; anche se la casa intera si era messa a tremare e ti sentivi alle calcagna l'antico contrasto.
“Sistema la mia vita!”, gridava ogni voce. Ma non ti fermasti.
Sapevi quel che andava fatto, anche se il vento frugava con le sue dita rigide giù fino alle fondamenta, anche se la loro malinconia era terribile. Era già piuttosto tardi, era una notte tempestosa, la strada era piena di sassi e rami spezzati. Ma poco a poco, mentre ti lasciavi alle spalle le loro voci, le stelle si sono messe a brillare attraverso gli strati di nubi e poi c'era una nuova voce che pian piano hai riconosciuto come la tua, che ti teneva compagnia mentre t'inoltravi sempre più, di buon passo, nel mondo, determinata a fare l'unica cosa che potevi fare; determinata a salvare l'unica vita che potevi salvare.

Mary Oliver, Il Viaggio

LA VELOCITA'

Ci distinguiamo gli uni dagli altri per la velocità. Ci è comune soltanto la solitudine.

La velocità d'esistenza d'una pietra è più lenta della velocità d'esistenza d'un cavallo.

Ma la pietra vede il sole e le stelle mentre il cavallo vede il campo e l'erba.

Dico: le piramidi hanno significato la velocità più pigra, lo sguardo più lungo.
Una mummia di faraone è un pezzo di pietra.
Il faraone di carne ha visto l'Egitto Il faraone di pietra vede il cosmo.

A quelli di carne ed ossa dico: non potete vedere che intorno a voi.
Le idee sono una specie di pietra, pertanto contemplate.

A quelli di legno e di altre materie durevoli dico: Sbriciolatevi! Marcite!
Se avete visto l'intero, riempitevi di carne per poter vedere la parte.

Le ossa sono putrelle interiori, sostengono la carne e i nervi ma sono più amiche e più vicine alla pietra.

Dico: carne e osso, dico buon senso e dico crisi di tempo.

Nichita Stanescu

RIFLESSIONI VARIE

Mai. Una parola tremenda. La più tremenda di tutte le parole usate dagli uomini. Mai. La si può paragonare solo alla parola «morte». La morte è un grande «mai». Un «mai» eterno, che spazza via ogni speranza e ogni possibilità. Non ci sono più «forse», né «chissà». Mai.

Rubén Gallego, Bianco su nero

Quali che possano essere i suoi "motivi", il melanconico si va a cercare nel mondo la miseria, che sarebbe anche a nostra disposizione per la costruzione della nostra realtà di secondo ordine. D'Altro canto, il mio cane e il mio gatto vivono con immagini della realtà che sono per loro decisamente adeguate non solo per la sopravvivenza, ma anche per il loro benessere, mentre per me sarebbero completamente insufficienti.

P. Watzlawick, Il linguaggio del cambiamento
Le osservazioni e le vicende del solitario taciturno sono più confuse e al tempo stesso più penetranti di quelle del socievole, i pensieri più gravi e strani e non senza un'ombra di tristezza. Figure e visioni che con uno sguardo, una risata, uno sfogo d'idee, si potrebbero sbrigare alla leggera, lo impegnano oltre misura, si sprofondano nel silenzio, diventano significative, evento, avventura, sentimento. La solitudine fa maturare l'originale, il bello rischioso e sorprendente, la poesia.

Thomas Mann da La Morte a Venezia

CREDETE DI CONOSCERVI

L'uomo piglia a materia anche se stesso, e si costruisce, sissignori, come una casa. Voi credete di conoscervi se non vi costruite in qualche modo? E ch'io possa conoscervi se non vi costruisco a modo mio? E voi me, se non mi costruite a modo vostro? Possiamo conoscere soltanto quello a cui riusciamo a dar forma. Ma che conoscenza può essere? È forse questa forma la cosa stessa? Sì, tanto per me, quanto per voi; ma non così per me come per voi: tanto vero che io non mi riconosco nella forma che mi date voi, né voi in quella che vi do io; e la stessa cosa non è uguale per tutti e anche per ciascuno di noi può di continuo cangiare, e difatti cangia di continuo. Eppure, non c'è altra realtà fuori di questa, se non cioè nella forma momentanea che riusciamo a dare a noi stessi, agli altri, alle cose. La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto.

Luigi Pirandello da Uno, nessuno e centomila

martedì 31 marzo 2009

CONOSCO DELLE BARCHE

Conosco delle barche che restano nel porto per paura che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto per non aver mai rischiato una vela fuori.
Conosco delle barche che si dimenticano di partire hanno paura del mare a furia di invecchiare e le onde non le hanno mai portate altrove il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Conosco delle barche talmente incatenate che hanno disimparato come liberarsi.
Conosco delle barche che restano ad ondeggiare per essere veramente sicure di non capovolgersi.
Conosco delle barche che vanno in gruppo ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po' sulle rotte dell'oceano ove le porta il loro gioco.
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Conosco delle barche che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora ogni giorno della loro vita e che non hanno paura a volte di lanciarsi fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.
Conosco delle barche che tornano in porto lacerate dappertutto, ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole perché hanno condiviso anni meravigliosi.
Conosco delle barche che tornano sempre quando hanno navigato fino al loro ultimo giorno, e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti perché hanno un cuore a misura di oceano.
(Jacques Brel)

L'ABBANDONO

"Basta ricordare che siamo fatti d'acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici.
L'abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perchè sempre ossessionati dal controllo a tutti i costi dei particolari.
L'abbandono invece è partecipazione alle pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell'infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore.
Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un'identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene.
Allora ecco risvegliarsi in noi l'infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L'abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce."

("la musica in testa" di Giovanni Allevi)

PANICO

Panico.
Apri la bocca. La apri tanto che le mandibole scricchiolano. Ordini ai polmoni di inspirare aria, adesso, ne hai bisogno adesso. Ma le vie respiratorie non rispondono. La bocca si chiude, le labbra si stringono inaridite. Dalla gola esce un rantolo soffocato. Le mani tremano e si contorcono. Come se si fosse aperta una crepa in una diga, un fiotto di sudore freddo ti inzuppa il corpo. Vorresti gridare. Lo faresti, se potessi. Ma per gridare devi respirare.
Panico.
("Il cacciatore di aquiloni" Khaled Hosseini)

GUARDARE LONTANO

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.
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“Guardare troppo lontano è un errore. Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi, e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po' oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando davanti a sé quanto basta, e seguendo l'ordine stabilito passo dopo passo. Questo, in tutte le cose, è il punto fondamentale.”

(Murakami Haruki - Kafka sulla spiaggia)

CREDI IN TE STESSA

Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi Sogni,
perche’ c’e’ un’unica creatura che puo’ fermarti,
e quella creatura sei tu.

Non smettere mai di credere in te stessa e nei tuoi sogni.

Non smettere mai di cercare,
tu realizzerai sempre ogni cosa ti metterai in testa.

L’unico responsabile del tuo successo
o del tuo fallimento sei tu, ricordalo…
ogni pensiero o idea pronunciata a voce alta viaggia nel vento,
la voce corre nell’aria, cambiandone il corso.
Se sei brava da udire abbastanza,
tu potrai ascoltare l’eco di saggezze
e conoscenze lontane nel tempo e nello spazio.
Tutto il sapere del mondo e’ a disposizione di chiunque sia disposto
a credere e a voler ascoltare.

La liberta’ e’ una scelta che soltanto tu puoi fare:
tu sei legata soltanto dalle catene delle tue paure.
Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire,
perche’ prima o poi si impara, la tragedia e’
non provarci nemmeno per paura di fallire.

Mentre noi possiamo orientare
le nostre mosse verso un obiettivo comune,
ognuno di noi deve trovare la sua strada,
perche’ le risposte non possono essere trovate
seguendo le orme di un’altra persona….

Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te,
immagina cio’ che puoi raggiungere
quando sei tu a credere in te stessa.

Peter O’Connor